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Ottobre 27, 2026 by Giulia Calvaruso Qualificazione Fondimpresa 0 comments

Dagli obiettivi di apprendimento alla riconoscibilità: il confronto tra INAPP e la community di enti di formazione

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Il webinar del 27 ottobre della Community Qualificazione per Fondimpresa ha approfondito il collegamento tra fabbisogni, progettazione, valutazione e documentazione degli apprendimenti. Con INAPP e gli enti formativi, un confronto su come rendere la formazione più utile alle persone e alle imprese.

Quando un’impresa chiede un corso sull’intelligenza artificiale, il fabbisogno deve ancora essere precisato. Quali attività cambieranno? Che cosa dovranno saper fare le persone? Attraverso quali prove sarà possibile verificare ciò che hanno appreso?

Da domande come queste passa la qualità della formazione continua. Sono state al centro del webinar «IVC e upskilling: riconoscere, validare e valorizzare le competenze nel lavoro che cambia», promosso il 27 ottobre da Innovazione e Apprendimento nell’ambito della Community Qualificazione per Fondimpresa.

Secondo appuntamento dedicato all’Individuazione, Validazione e Certificazione delle competenze, l’incontro ha messo in relazione strumenti istituzionali, dati sulla domanda di lavoro ed esperienze degli enti. Il filo conduttore, richiamato da Ugo Calvaruso nell’introduzione, è stato il passaggio dalla comprensione del lavoro alla costruzione di apprendimenti visibili, documentabili e valorizzabili.

L’Atlante come riferimento per progettare

Rita Porcelli, di INAPP, ha presentato l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni come una piattaforma che mette in relazione descrizioni del lavoro, classificazioni e qualificazioni.

Per utilizzarlo nella progettazione occorre comprendere la funzione dei suoi diversi contenuti. Le Aree di attività, o ADA, descrivono attività lavorative e risultati attesi; le qualificazioni dei repertori contengono competenze, conoscenze e abilità. I casi esemplificativi offrono ulteriori elementi per approfondire le prestazioni nei contesti organizzativi e costruire contenuti formativi e prove di valutazione.

L’esempio della preparazione della pizza ha reso concreto questo passaggio: una stessa area di attività può coinvolgere persone con compiti, autonomia e responsabilità differenti. La formazione e la valutazione devono tenere conto di queste differenze.

Per gli enti, l’indicazione è chiara: l’Atlante offre riferimenti da interpretare e utilizzare nella progettazione personalizzata. Gli obiettivi di apprendimento richiedono il lavoro del progettista, che deve collegare quei riferimenti alle esigenze dell’impresa e delle persone coinvolte.

Leggere la domanda di competenze attraverso i dati

Con Valentina Ferri, di INAPP, il confronto si è spostato sulle dashboard che permettono di analizzare le skills richieste negli annunci di lavoro online e di collegarle alla struttura dell’Atlante.

Lo strumento pubblico consente di esplorare la domanda per settore economico-professionale, processo, sequenza e area di attività, osservando le richieste di skills tecniche, digitali, trasversali, green e legate all’intelligenza artificiale. Una lettura utile per formulare domande più precise durante l’analisi dei fabbisogni e individuare contenuti da approfondire con le aziende.

È emersa anche una distinzione importante: le skills rilevate negli annunci e le competenze descritte nei repertori sono oggetti differenti, da mettere in relazione con attenzione. Inoltre, gli annunci online rappresentano una parte della domanda di lavoro: alcuni settori e imprese utilizzano soprattutto altri canali di ricerca.

Alla community è stata mostrata anche un’anteprima sperimentale che collega professioni richieste, aree di attività e percorsi presenti nei repertori regionali e negli ordinamenti nazionali. Il confronto riguarda l’offerta formativa potenzialmente attivabile: la presenza di un profilo nel repertorio non informa, da sola, sui corsi effettivamente erogati o sulle persone formate.

Attraverso Mentimeter, i partecipanti hanno contribuito alla riflessione sull’utilizzo e sulla comprensibilità degli strumenti, aprendo un dialogo tra chi sviluppa i dati e chi può impiegarli nella formazione.

Dal bisogno dell’impresa alla valutazione degli apprendimenti

Lisa Lancorai ha portato l’esperienza quotidiana degli enti formativi, evidenziando quanto l’analisi dei fabbisogni cambi in funzione dell’interlocutore. Nelle imprese strutturate può partire dal confronto con un ufficio risorse umane; nelle realtà più piccole richiede spesso un dialogo diretto con l’imprenditore e la traduzione delle sue richieste in obiettivi formativi.

Il caso di un progetto sull’intelligenza artificiale ha mostrato l’importanza di coinvolgere fin dall’inizio referenti aziendali, figure tecniche e lavoratori. Una richiesta generale di aggiornamento può infatti nascondere esigenze diverse: programmare, analizzare informazioni, modificare un processo o utilizzare nuovi strumenti.

Lo stesso livello di attenzione serve nella valutazione. Oltre a test e questionari, possono essere necessarie prove pratiche, criteri espliciti e griglie di osservazione per verificare una prestazione. Definire questi elementi richiede collaborazione tra chi analizza il fabbisogno, chi progetta e chi eroga la formazione.

La documentazione degli esiti diventa così parte della progettazione: occorre stabilire in anticipo che cosa osservare e quali informazioni conservare per dare conto dell’apprendimento.

Attestazioni utili alle persone e alle transizioni professionali

Davide Premutico, di INAPP, ha ricondotto questi temi alla finalità del sistema: sostenere l’occupabilità e accompagnare i passaggi tra istruzione, formazione e lavoro.

Il richiamo al fascicolo socio-lavorativo ha posto al centro il valore che la documentazione può assumere per il cittadino. Rendere leggibile la storia formativa e professionale significa creare le condizioni perché le esperienze possano essere comprese e valorizzate anche in contesti successivi.

Un punto decisivo riguarda la fedeltà delle attestazioni a ciò che è stato effettivamente svolto e appreso. Il loro valore dipende dalla qualità delle informazioni che riportano e dalla capacità di rappresentare la realtà.

Per gli enti, questo invita a presidiare con cura il collegamento tra obiettivi, prove ed esiti, mantenendo chiara la distinzione tra valutazione degli apprendimenti, attestazione e servizi di validazione e certificazione, ciascuno con le proprie funzioni e responsabilità.

Qualità e conformità si costruiscono lungo il processo

Nell’intervento conclusivo, Vincenzo Bennato, di S3.Studium, ha collegato la qualità formativa all’organizzazione dell’ente e alla capacità di documentare il lavoro svolto.

Analisi dei fabbisogni, progettazione, erogazione, valutazione e rendicontazione richiedono responsabilità definite ed evidenze prodotte nel momento in cui le attività si realizzano. Per la direzione di un ente, significa poter ricostruire le scelte compiute: da quale bisogno nasce il percorso, perché sono stati individuati determinati obiettivi e come ne sono stati verificati gli esiti.

In questa prospettiva è stato presentato Safe Training 2027, il modello di accompagnamento sviluppato da S3.Studium in partnership con Innovazione e Apprendimento, che integra analisi organizzativa, supporto all’adeguamento di procedure e strumenti, formazione delle figure e monitoraggio.

Il confronto ha restituito una priorità concreta: costruire un collegamento solido e verificabile tra il lavoro che cambia, ciò che le persone devono apprendere e ciò che il percorso consente loro di dimostrare. È su questo collegamento che gli enti possono rafforzare il valore della propria offerta e il contributo dell’IVC alla formazione continua.

La registrazione e i materiali dell’incontro sono disponibili su Snap Learning, nella sezione on demand della Community Qualificazione, riservata agli enti iscritti al servizio di Innovazione e Apprendimento.

Atlante del Lavoro fondimpresa formazione qualificazione Responsabile IVC
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